{"id":5901,"date":"2024-10-26T15:40:21","date_gmt":"2024-10-26T15:40:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/?page_id=5901"},"modified":"2024-10-26T15:44:57","modified_gmt":"2024-10-26T15:44:57","slug":"omg-milano-partecipazione-2-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/?page_id=5901","title":{"rendered":"OMG! Milano &#8211; Partecipazione 2\/2"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"5901\" class=\"elementor elementor-5901\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0b82be9 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"0b82be9\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1c58694 elementor-widget__width-initial elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1c58694\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Partecipazione 2\/2<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-dbfc686 e-grid e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"dbfc686\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d873cde elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d873cde\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il seguente testo riassume i risultati di un\u2019attivit\u00e0 laboratoriale condotta con un gruppo di studenti e studentesse del corso di Culture e Societ\u00e0 dell\u2019Europa (prof. Paolo Grassi, A.A. 2023-2024) della Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche dell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca.<\/p>\n<p>Attraverso due uscite didattiche, gli studenti e le studentesse sono stati chiamati a interrogarsi in particolare sugli esiti del processo partecipativo avviato nell\u2019ambito del progetto LOC. Di seguito vengono riportati alcuni stralci delle relazioni finali prodotte. I testi sono stati curati da Camilla Ferrari, studentessa della Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche e tirocinante presso lo spazio Off Campus San Siro per il laboratorio CURA lab tra il mese di marzo e luglio 2024.<\/p>\n<p><em>Lo spazio di LOC2026 e la mobilitazione degli abitanti<\/em><\/p>\n<p>Lucia Bocchi<br \/>Milano non \u00e8 nuova a interventi urbanistici speciali, prima e dopo Expo 2015: dopo Piazza Gae Aulenti (2012), che ha ridisegnato il quartiere Isola e lo spazio ex Varesine, \u00e8 stata inaugurata CityLife (2020) nel perimetro dell&#8217;ex-Fiera Campionaria. Entrambi spazi aperti al pubblico ma di matrice privata (multinazionali e istituti di credito). La differenza con Loreto \u00e8 per\u00f2 fondamentale: non hanno al loro interno viabilit\u00e0 pubblica, mentre il grande piazzale \u00e8 l&#8217;accesso a Milano da Nord, con otto vie che vi si dipartono. LOC2026 \u00e8 il progetto vincitore del bando 2020 di \u201cReinventing cities\u201d, competizione internazionale avviata da C40, rete di sindaci di circa cento citta\u0300, per stimolare sviluppi urbani a zero emissioni di CO2 e per trasformare siti sottoutilizzati. Si tratta di un progetto met\u00e0 pubblico e met\u00e0 privato, poich\u00e9 il comune ha delegato i lavori allo sviluppatore privato francese Nhood che, in cambio, ne ottiene la gestione economica e un ex edificio comunale.<\/p>\n<p>Per far conoscere il progetto, nella piazza \u00e8 stato creato un luogo apposito: nei primi mesi del 2023 vi si sono svolti incontri aperti con progettisti e sviluppatori e ora il pubblico vi accede per avere notizie di base; al suo interno, appoggiata per terra, si trova una gigantografia della futura piazza, che provoca l&#8217;effetto di camminarci gi\u00e0 e, in pi\u00f9, vi sono pannelli e video. Nonostante questo spazio sia aperto otto ore al giorno per sei giorni (compresa la domenica), e dichiari esplicitamente l\u2019intento di voler coinvolgere chiunque sia interessato, non si pu\u00f2 dare per scontato che esso abbia favorito l\u2019effettiva partecipazione delle persone, in particolar modo quelle che vivono quotidianamente la piazza per diversi motivi. Parlando con una giovane ragazza che lavora all\u2019interno dello spazio si scopre che all\u2019apertura di LOC2026, nel settembre 2023, nell\u2019infopoint si \u00e8 registrata molta affluenza; questa per\u00f2 nel tempo \u00e8 calata drasticamente e ora chi entra chiede principalmente la data di inizio dei lavori e pone domande relative ai propri legittimi interessi. Non mancano le critiche a questo progetto, che in alcuni soggetti ha scatenato un malcontento: ma l\u2019unica cosa che il cittadino pu\u00f2 fare per esprimere il proprio dissenso, rivolgendosi direttamente all\u2019infopoint, \u00e8 di riempire il modulo-guida e lasciare la mail per essere aggiornato.<\/p>\n<p>I vari soggetti trovano comunque il modo per esprimere la loro opinione e ricercare un proprio spazio di azione, ad esempio, tramite l\u2019assemblea dei cittadini: sabato 11 novembre 2023 se n\u2019\u00e8 tenuta una dal titolo \u201cLaboratorio Loreto \u2013 come e per chi cambia la citt\u00e0\u201d, con un focus sull\u2019accesso alla casa e sul caro-affitti. Ci\u00f2 che emerge principalmente \u00e8 la scarsa partecipazione nella definizione del progetto, soprattutto il mancato coinvolgimento dei cittadini e dei lavoratori della piazza. Infatti, dopo aver discusso vari temi, alla fine dell\u2019incontro viene proposto di inviare una lettera aperta alle istituzioni e di fare azioni diffuse nei diversi quartieri.<\/p>\n<p>Le brevi interviste svolte sul progetto LOC, per capire se le persone siano o meno informate, cosa ne pensino e quali aspettative (positive e negative) hanno, conferma ci\u00f2 che \u00e8 emerso in questa riunione. Due frasi emblematiche rappresentano il sentimento di esclusione \u00abTanto hanno gi\u00e0 deciso tutto loro\u00bb e di disappunto \u00abCambiare Loreto ci voleva, ma non cos\u00ec\u00bb. Dalle interviste, dunque, affiorano concreti i timori di negozianti e abitanti delle vie popolari circostanti, dove ancora c&#8217;\u00e8 un tessuto sociale e commerciale misto e con le sue contraddizioni.<\/p>\n<p>Nonostante gli intenti positivi e espliciti di coinvolgere coloro che saranno toccati dal progetto di rigenerazione urbana, questi non sembrano essere stati sufficienti per creare davvero un senso di partecipazione. Soprattutto perch\u00e9, in realt\u00e0, si tratta di una contraddizione: si invita alla partecipazione a progetto gi\u00e0 concluso, quindi senza davvero la possibilit\u00e0 di cambiarlo poich\u00e9 ormai gi\u00e0 stabilito.<\/p>\n<p><em>Un\u2019analisi della retorica di Nhood nella rigenerazione urbana di piazzale Loreto.<\/em><\/p>\n<p>Elisa Casolari<br \/>Nella ricerca antropologia della rigenerazione urbana, che in questo caso interessa piazzale Loreto, la prima sfida riguarda un oggetto di studio processuale piuttosto che gli effetti tangibili e gi\u00e0 esistenti. Questo implica indagare il flusso di un progetto, tra le ambizioni dei vari attori sociali: tra questi troviamo sia il privato, ovvero Nhood, che gestisce la realizzazione di uno spazio pubblico; ma anche le aspettative di chi effettivamente andr\u00e0 a fruire e vivere quello stesso spazio. Non \u00e8 sufficiente analizzare la negoziazione in una piazza gi\u00e0 realizzata, ma bisogna soffermarsi su ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto prima, nonch\u00e9 la \u201ctrattativa\u201d per creare quel luogo, il ruolo dei vari attori e le loro interazioni.<\/p>\n<p>In questo senso, come ci insegna la disciplina antropologica, \u00e8 opportuno indagare e problematizzare la retorica di Nhood. L\u2019agenzia di servizi immobiliari che si \u00e8 occupata della rigenerazione di piazzale Loreto, sul suo sito internet pubblicizza questo progetto utilizzando rendering, immagini futuristiche e nessun verbo al presente. Viene inneggiato un triplo impatto positivo \u2013 sul pianeta, sulle persone e sulla prosperit\u00e0 \u2013 con quattro parole chiave: la trasparenza con partner e clienti; l\u2019agire per inclusione sociale; l\u2019ascolto attraverso il monitoraggio del territorio con ricerche qualitative per essere consapevoli dei bisogni concreti e per migliorare l\u2019impatto positivo dei servizi offerti; e il rispetto per l\u2019ambiente. Nonostante gli intenti dichiarati, la realt\u00e0 appare diversa.<\/p>\n<p>Innanzitutto, la retorica utilizzata per parlare delle citt\u00e0 del futuro, ovvero le \u201cSmart Cities\u201d sottolinea solo i benefici e i lati positivi, assumendo che la tecnologia, in quanto associata al concetto di progresso, sia necessariamente un miglioramento. Questa visione per\u00f2 \u00e8 idealizzata e parziale, in quanto non considera i processi di esclusione sociale che essa creer\u00e0 in risposta al mercato neoliberista che si sta imponendo. Infatti, i modelli di business, stili di vita e consumo trasparenti e consapevoli tanto promossi, vengono messi davanti al concetto di \u201cbusiness oriented\u201d (che niente ha a che fare con il benessere dei cittadini) e percepiti come parte di una \u201csmartmentality\u201d, ovvero interessi e stili di vita dei professionisti di ceto medio-borghese, sempre connessi all\u2019interno di flussi globali di cultura e capitali.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-69c744d e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"69c744d\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fb88b09 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"fb88b09\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"799\" height=\"599\" src=\"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-6.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-5791\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-6.jpg 799w, https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-6-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-6-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 799px) 85vw, 799px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e910bcf elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"e910bcf\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: center;\"><em>Copyright Matteo Spertini<\/em><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a2ccf76 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a2ccf76\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Inoltre, Nhood ha creato uno spazio apposito ai margini nella piazza, LOC2026, per diffondere la conoscenza del progetto, esponendo il rendering, ma questa comunicazione appare limitante e limitata, a partire dalla conformazione architettonica dello stesso spazio, poco accogliente, e degli orari circoscritti (da marted\u00ec a domenica, dalle 12 alle 20). \u00c8 come se gi\u00e0 nella loro costruzione strutturale, nella loro essenza di emblema del privato presente nel pubblico, LOC e le pratiche di diffusione del progetto, fossero escludenti e non progettate per essere il pi\u00f9 raggiungibili e accessibili possibile.<\/p>\n<p>In ultima battuta, uno degli obiettivi di Nhood \u00e8 quello di costruire un\u2019area destinata alla vita di comunit\u00e0. Secondo la retorica di questa agenzia, che sostiene di \u201cascoltare il territorio\u201d, l\u2019interesse nel creare uno spazio destinato alla comunit\u00e0 deriva da un bisogno esplicitato dai cittadini. Anche in questo caso, per\u00f2, la realt\u00e0 appare diversa: infatti, a seguito di interviste fatte ad alcuni residenti del quartiere, nessuno ha parlato di comunit\u00e0. Di conseguenza, la domanda che sorge spontanea \u00e8: quale comunit\u00e0 e chi la vuole? Per la creazione di una comunit\u00e0 collettiva in uno spazio urbano gi\u00e0 costellato da comunit\u00e0 semiotiche differenti, che coesistono senza interazione sociale, forse l\u2019azione di attori privati non \u00e8 sufficiente.<\/p>\n<p><em>Tra ricerca e applicazione. L\u2019importanza dello sguardo antropologico e l\u2019aspirazione ad un\u2019antropologia applicata nei progetti di rigenerazione urbana.<\/em><\/p>\n<p>Camilla Ferrari<br \/>Nei progetti di rigenerazione urbana il lavoro di equipe \u00e8 una questione centrale, specialmente se il gruppo di lavoro \u00e8 composto da figure professionali diverse tra loro, con background diversi (come urbanisti, designer, architetti, antropologi). Il dialogo interdisciplinare permette di affrontare uno studio con maggiore complessit\u00e0, analizzando lo stesso oggetto da pi\u00f9 punti di vista; diventa pertanto uno strumento necessario per affrontare la globalit\u00e0 delle sfide che si presentano in un progetto di rigenerazione urbana. Infatti, la sola prospettiva di architetti e urbanisti presenta dei limiti, e non \u00e8 sufficiente per affrontare un progetto di rigenerazione urbana di grande portata, come ad esempio quello di Loreto, ma serve piuttosto una prospettiva olistica e multidisciplinare.<\/p>\n<p>Se si cerca sulla pagina di Nhood, \u2013 societ\u00e0 di servizi e consulenza immobiliare che ha vinto il bando internazionale C40 Reinventing cities per la riqualificazione urbana di Piazzale Loreto \u2013 si pu\u00f2 constatare che tra i membri della squadra del progetto ci siano figure professionali inerenti al campo immobiliare, ma anche scienziati sociali ed esperti in discipline umanistiche. Nonostante sia esplicitata l\u2019intenzione di unire pi\u00f9 competenze, non viene per\u00f2 esplicitamente presa in considerazione la figura dell\u2019antropologo e il contributo che potrebbe fornire attraverso le sue analisi e i suoi metodi di indagine. Mi chiedo quindi quale potrebbe essere il valore aggiunto di tale figura nell\u2019ambito di progetti di rigenerazione urbana di tale portata.<\/p>\n<p>L\u2019approccio etnografico potrebbe fornire uno sguardo dal basso \u2013 ascoltando i punti di vista, le aspettative e i bisogni dei residenti \u2013 e integrandolo con una visione pi\u00f9 ampia e complessa della realt\u00e0, che coinvolga pi\u00f9 attori possibili che in modo diretto e indiretto intervengono nella realizzazione dei progetti, mettendo dunque in luce le contraddizioni e le zone grigie. L\u2019etnografo, stando sul campo ed entrando in relazione con i suoi interlocutori, \u00e8 in grado di indagare i loro punti di vista osservando le pratiche quotidiane, il modo in cui le persone danno un significato allo spazio in cui vivono e si muovono e le aspettative che hanno sui progetti di rigenerazione urbana. Questo permette al ricercatore di far emergere i bisogni delle persone e le loro voci, che spesso rimangono inascoltate anche quando si tratta di realizzare progetti urbanistici per il \u201cbenessere dei cittadini\u201d. \u00c8 infatti attraverso questa retorica che le istituzioni (pubbliche e private) cercano a volte il consenso popolare, senza per\u00f2 far partecipare davvero i cittadini stessi alla realizzazione dei progetti.<\/p>\n<p>Se, ad esempio, prendiamo il caso di piazzale Loreto, sul sito che promuove il progetto di rigenerazione urbana LOC si pu\u00f2 leggere come si cerchi una partecipazione dei cittadini attraverso degli eventi (LOC informa\/incontra\/ospita) e uno spazio \u201caperto a chiunque\u201d per \u00abconoscere il progetto e le sue evoluzioni, muovere i primi passi sulla piazza di domani e raccontar[e] come [si vorrebbe] vivere questo posto\u00bb. Viene inoltre sostenuto che \u00abun vero progetto di trasformazione urbana fonda le sue radici nella comunit\u00e0\u00bb. Il progetto vuole riconsegnare la piazza ai cittadini costruendo un \u00abluogo progettato per essere vissuto, [in cui sviluppare] un nuovo modo di stare insieme e fare community\u00bb.<\/p>\n<p>La ricerca antropologica mostra, per\u00f2, la contraddizione tra gli intenti di LOC e la realt\u00e0, analizzando una situazione in modo multi-scalare, guardando sia al contesto micro che a quello macro, analizzando dunque la totalit\u00e0 che \u00e8 sempre complessa e contradditoria: la conoscenza del progetto non \u00e8 qualcosa di scontato per i residenti, e di conseguenza nemmeno la loro partecipazione ad esso. Nonostante la retorica della costruzione di uno spazio aperto a tutti e dell\u2019incontro con le idee e aspettative dei residenti, adottando una prospettiva diversa e avvicinandosi al contesto locale si pu\u00f2 notare come le informazioni non siano arrivate in modo uniforme e la partecipazione risulti fittizia: essa non \u00e8 basata sulla vera co-progettazione con i residenti, ma pare piuttosto uno strumento per far sentire coinvolte le persone in un progetto gi\u00e0 stabilito \u201cdall\u2019alto\u201d, producendo una partecipazione illusoria.<\/p>\n<p>La collaborazione tra antropologia e istituzioni, nella realizzazione di un progetto di rigenerazione urbana, potrebbe essere fondamentale nel soddisfare le richieste di entrambe le parti, mediando tra gli interessi pubblici e privati e favorendo il benessere dei cittadini, partendo proprio dal loro punto di vista. Per fare questo \u00e8 necessario un approccio critico \u2013 che metta in luce i lati negativi e quelli positivi di un intervento di rigenerazione urbana \u2013 che guardi alla globalit\u00e0 e che ragioni anche sulle conseguenze prodotte da un progetto del genere, il quale pu\u00f2 svantaggiare certe categorie di persone gi\u00e0 marginalizzate. Aprire uno spazio di ricerca su Loreto si presenta come un\u2019opportunit\u00e0 per intervenire su un progetto ancora in evoluzione.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partecipazione 2\/2 Il seguente testo riassume i risultati di un\u2019attivit\u00e0 laboratoriale condotta con un gruppo di studenti e studentesse del corso di Culture e Societ\u00e0 dell\u2019Europa (prof. Paolo Grassi, A.A. 2023-2024) della Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche dell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca. 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