{"id":5890,"date":"2024-10-26T15:30:25","date_gmt":"2024-10-26T15:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/?page_id=5890"},"modified":"2024-10-26T15:35:55","modified_gmt":"2024-10-26T15:35:55","slug":"omg-milano-partecipazione-1-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/?page_id=5890","title":{"rendered":"OMG! Milano &#8211; Partecipazione 1\/2"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"5890\" class=\"elementor elementor-5890\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a34234a e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"a34234a\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5b3e9c0 elementor-widget__width-initial elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"5b3e9c0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Partecipazione 1\/2<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-49ce4f8 e-grid e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"49ce4f8\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9fb2000 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9fb2000\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il seguente testo riassume i risultati di un\u2019attivit\u00e0 laboratoriale condotta con un gruppo di studenti e studentesse del corso di Culture e Societ\u00e0 dell\u2019Europa (prof. Paolo Grassi, A.A. 2023-2024) della Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche dell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca.<\/p><p>Attraverso due uscite didattiche, gli studenti e le studentesse sono stati chiamati a interrogarsi in particolare sugli esiti del processo partecipativo avviato nell\u2019ambito del progetto LOC. Di seguito vengono riportati alcuni stralci delle relazioni finali prodotte. I testi sono stati curati da Camilla Ferrari, studentessa della Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche e tirocinante presso lo spazio Off Campus San Siro per il laboratorio CURA lab tra il mese di marzo e luglio 2024.<\/p><p><em>Il ruolo delle istituzioni nella rigenerazione di piazzale Loreto e il contributo dell\u2019analisi etnografica<\/em><\/p><p>Andrea Nichetti<br \/>Piazzale Loreto \u00e8 uno degli snodi principali della citt\u00e0 di Milano, in cui ogni giorno transitano centinaia di persone; ma la sua importanza sembra risiedere pi\u00f9 in termini come \u201cflusso\u201d piuttosto che \u201clegame\u201d, viabilit\u00e0 pi\u00f9 che vivibilit\u00e0, nelle parole di chi per diversi motivi la frequenta quotidianamente. Questo \u00e8 precisamente uno degli elementi che, con il tempo e il variare delle realt\u00e0 socioculturali che la abitano, hanno costituito Loreto come una sorta di non-luogo in cui si incrociano ma non si incontrano diverse realt\u00e0. Una condizione di marginalit\u00e0 che mette in moto processi sempre pi\u00f9 accentuati di chiusura, conflittualit\u00e0 e (termine gettonato per descrivere la situazione) \u201cdegrado\u201d. La soluzione a questo stato di cose sembra essere stata individuata nel progetto Reinventing Cities, una \u201ccompetizione globale\u201d in cui alcune fra le citt\u00e0 pi\u00f9 influenti si impegnano in progetti di rigenerazione urbana \u201cal fine di raggiungere un futuro inclusivo, prospero e sostenibile\u201d , individuando alcuni brani di citt\u00e0 passibili di essere riattivati. Loreto fa parte di queste realt\u00e0: il progetto di rigenerazione in cui \u00e8 inserito ha scadenza 2026, data non casuale poich\u00e9 coincide con l\u2019apertura dei giochi olimpici invernali di Milano-Cortina.<\/p><p>Di centrale importanza in questo progetto sono le istituzioni ed \u00e8 perci\u00f2 interessante capire come esse sono percepite dai cittadini rispetto al loro ruolo nella costruzione della nuova piazza. Esse, infatti, sono avvertite come al contempo onnipresenti e lontane, come la parte in gioco che si arroga tutto il potere decisionale, influenzando interamente il corso dei processi in atto. Una frase ricorrente fra le persone intervistate \u00e8 stata \u00abTanto hanno gi\u00e0 deciso tutto\u00bb.<\/p><p>Le istituzioni non sono pensate quindi come un interlocutore diretto da buona parte degli intervistati, ma come un oggetto distante che per\u00f2 prende tutte le decisioni, le cui ricadute sono visibili e tangibili nella realt\u00e0 quotidiana. Il risultato \u00e8 una serie di reazioni che oscillano non solo fra l\u2019accettazione e l\u2019indifferenza, ma che attraversano anche dimensioni di rassegnazione, frustrazione, quando non addirittura di manifestazioni (verbali e non) di violenza. La dimensione istituzionale rimane comunque fondamentale perch\u00e9 permette di cogliere localmente la presenza di realt\u00e0 sovraindividuali (urbane, nazionali, europee, ecc.) che entrano in rapporto con i singoli attori e gruppi sociali. In questo caso, le istituzioni sono sia pubbliche (il Comune di Milano), che private (Nhood, \u201csociet\u00e0 internazionale di soluzioni immobiliari specializzata nel commercial real estate\u201d e, pi\u00f9 recentemente, specializzatasi in rigenerazione urbana).<\/p><p>Il punto d\u2019incontro tra istituzioni e cittadini \u00e8 lo spazio di LOC2026 situato in Viale Porpora, una sorta di laboratorio di quartiere che offre alle persone sia la possibilit\u00e0 di venire informate sulle modalit\u00e0 e gli scopi del progetto, sia di dare il proprio contributo attivo, partecipando quindi in maniera pi\u00f9 diretta al processo di cambiamento dello spazio pubblico. Questo luogo d\u2019intersezione tra cittadini (residenti, negozianti, parti interessate) e istituzioni sembra presentare un\u2019interessante opportunit\u00e0 per instaurare una dinamica partecipativa, ma rivela anche diverse problematicit\u00e0, tra cui orari di apertura limitati, processi di engagement poco diretti, ecc. Ma la questione della partecipazione non si esaurisce nella capacit\u00e0 di attrazione di questo laboratorio e riguarda anche la costruzione delle identit\u00e0 locali: la percezione relazionale fra identit\u00e0 e spazio incide molto sul grado di partecipazione degli attori sociali ed \u00e8 proprio questo uno dei fattori che influenzano maggiormente le loro aspettative e i loro apporti al processo di trasformazione della piazza. Lo spazio del piazzale accoglie una variet\u00e0 di identit\u00e0 multiculturali che possono generare dinamiche conflittuali nell\u2019utilizzo della piazza. Il progetto di rigenerazione urbana di Piazzale Loreto cerca in parte di prendere in carico queste dinamiche, ma anzich\u00e9 riconoscere alcune funzionalit\u00e0 dei conflitti o l\u2019irriducibilit\u00e0 fra i desideri e i bisogni dei diversi gruppi sociali, tende a volerli appianare omogeneizzando lo spazio, accentuando cos\u00ec processi di esclusione ed espulsione delle categorie gi\u00e0 stigmatizzate e marginalizzate.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2a3895f e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"2a3895f\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2b843b3 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"2b843b3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"799\" height=\"599\" src=\"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-5.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-5790\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-5.jpg 799w, https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-5-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/matteo-spertini-5-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 799px) 85vw, 799px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0950681 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0950681\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: center;\"><em>Copyright Matteo Spertini<\/em><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-349dec2 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"349dec2\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>In questa complessa rete di rapporti, spesso costituita da poteri sbilanciati, le retoriche promozionali delle citt\u00e0 rischiano di ridurre la complessit\u00e0 abitativa, lavorativa e anche ludica che le costituisce ad una \u201cmonocoltura\u201d urbana benestante. In tal senso, un approccio etnografico a queste complesse realt\u00e0 si rivela molto utile per portare alla luce dimensioni conflittuali e processi espulsivi impliciti in una logica di rigenerazione urbana. Volendo ripensare le relazioni con lo spazio, che non \u00e8 mai neutro ma sempre carico di significati \u2013 piazzale Loreto come spazio di speranza, immaginazione, memoria collettiva e incarnazione dell\u2019ideale di progresso delle citt\u00e0 europee, \u2013 l\u2019antropologia ha un ruolo fondamentale nel fare da ponte, potendo mettere in campo strumenti per informare le politiche sulle citt\u00e0 e gli spazi pubblici e per aiutare le parti coinvolte a rinegoziare la propria posizione. Il suo contributo \u00e8 tanto pi\u00f9 significativo quanto pi\u00f9 \u00e8 in grado di far emergere, attraverso l\u2019approccio etnografico, i presupposti impliciti nelle idee dei diversi attori sociali. Ma essa ha anche la capacit\u00e0 (e forse la responsabilit\u00e0) di restituire, di diffondere quelle elaborazioni originate insieme ai propri interlocutori locali per rinegoziare le interpretazioni che contribuiscono a costruire la trama delle relazioni fra gli attori sociali e i loro spazi. L\u2019antropologia \u00e8 qui pensata come una scienza attiva e pratica, che costituisce un\u2019ottima base per quella che viene chiamata ricerca-azione e che ha quindi la possibilit\u00e0 di fornire strumenti alle parti in gioco per resistere al potere che le investe.<\/p><p><em>Il progetto e lo spazio di LOC2026 tra partecipazione reale e fittizia di chi abita e vive la piazza<\/em><\/p><p>Aurora Bazzi<br \/>Piazzale Loreto, nel tempo \u00e8 cambiata molto: durante il ducato di Milano sorge come piazza dedicata al santuario della Madonna di Loreto, ubicato proprio in quest\u2019area, per poi diventare, dopo la demolizione della Chiesa, \u201crondo\u0300 Loreto\u201d e infine cambiando nuovamente il nome in quello che manterr\u00e0 fino ai giorni nostri. Nell&#8217;immediato secondo dopoguerra italiano, dopo la liberazione di Milano, la piazza venne per un breve tempo chiamata piazza dei Quindici martiri a ricordo dei partigiani fucilati, per poi riprendere la sua precedente denominazione.<\/p><p>In occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina del 2026 si e\u0300 pensato ad un nuovo disegno per un luogo centrale per la citta\u0300 di Milano ad alto valore storico-culturale. Il progetto \u00e8 opera di Nhood, societ\u00e0 privata che ha vinto il bando per la riqualificazione urbana di piazzale Loreto. Nel corso del 2023 viene aperto uno spazio, LOC2026, in cui ci si pu\u00f2 recare per visionare il progetto e che vuole rendere i cittadini partecipi di questo cambiamento: la trasformazione consiste nel convertire in zona pedonale pi\u00f9 di novemila metri quadrati di piazza, con una conseguente modificazione della viabilit\u00e0 ad \u201cU\u201d, aggiungendo anche nuove aree verdi ad uso pubblico, nuove piste ciclabili e pannelli solari. La riqualificazione di piazzale Loreto mirerebbe a migliorare la viabilit\u00e0 rendendo la piazza esteticamente pi\u00f9 attraente. Ma, nonostante la diffusione del disegno sia passata per cartelloni pubblicitari, internet, televisione e lo spazio di LOC2026 &#8211; il quale intento esplicitato sul sito \u00e8 di creare \u00abun luogo di condivisione e ascolto reciproco in cui approfondire il progetto e lasciare il proprio contributo. [\u2026] il primo angolo della citt\u00e0 che torna ai suoi cittadini\u00bb, dedicato a \u00abchiunque voglia conoscere, approfondire e confrontarsi su ci\u00f2 che sar\u00e0 la nuova piazza\u00bb &#8211; dalle interviste fatte presso alcuni bar e ristoranti della zona, solo pochissime persone conoscono l\u2019esistenza di questo spazio e vi si sono recate.<\/p><p>Quella che pu\u00f2 sembrare un\u2019idea innovativa, il perfetto anello di congiunzione tra il Comune di Milano e i cittadini che vivono il piazzale, in realt\u00e0 non ha avuto gli effetti desiderati. Ad esempio, Gianni \u2013 un commesso sulla quarantina di un negozio in via Pasteur \u2013 sostiene che \u00abhanno fatto tutto senza consultarci, senza dirci niente, ci siamo ritrovati in questa condizione senza fare niente\u00bb. E anche presso un altro bar che si trova sul piazzale, Marisa, una donna sulla cinquantina, afferma: \u00abTrent\u2019anni che siamo qui ma non sappiamo niente, nemmeno cosa sia il LOC2026\u00bb.<\/p><p>Inoltre, dalle interviste emerge un tema in particolare, ovvero il problema della circolazione e del traffico limitato dovuto alla chiusura delle strade. Mario, uomo di mezza et\u00e0 dipendente di un bar in viale Abruzzi, esprime le sue critiche: \u00abNoi non siamo contenti che cambi. Chiudere una corsia in Buenos Aires vuol dire che i vigili e l\u2019ambulanza non passano. [\u2026] Anche chiudere via Padova non esiste, \u00e8 un\u2019arteria quella!\u00bb. Ma il problema principale che preoccupa la maggior parte degli intervistati riguarda la possibilit\u00e0 che le proprie attivit\u00e0 vengano chiuse: \u00abTu non puoi decidere di chiudere una strada con dentro attivit\u00e0 che vivono di passaggio\u00bb, afferma Gianni, \u00abvolete riqualificare? Non c\u2019\u00e8 problema! Ma date l\u2019opportunit\u00e0 alle attivit\u00e0 che danno lavoro, che pagano le tasse di continuare a lavorare\u00bb.<\/p><p>Dalle interviste svolte, sembra che il problema non sia la riqualificazione in s\u00e9, ma piuttosto i danni e le conseguenze negative che ci saranno a seguito di questa: \u00abIo posso capire una riqualificazione ma non uno stravolgimento\u00bb dichiara Mario; e ancora Gianni rafforza il concetto \u00abIo non \u00e8 che sono contro la riqualificazione delle zone, ma bisogna farlo con intelligenza e soprattutto coinvolgere non solo il cittadino che ci abita ma anche chi ci lavora\u00bb.<\/p><p>In conclusione, nonostante l\u2019intento inclusivo, lo spazio di LOC2026 \u2013 aperto otto ore al giorno per sei giorni alla settimana compresa la domenica \u2013 non sembra aver soddisfatto appieno le aspettative dei residenti e dei city users, arrivando a creare in alcuni casi delle lamentele soprattutto per quanto riguarda il processo decisionale. Ci\u00f2 che non ha funzionato probabilmente ha a che fare con una scelta presa \u201cdall\u2019alto\u201d e che solo una volta stabilita chiede l\u2019opinione di chi quella scelta la vivr\u00e0. La creazione di uno spazio come LOC \u00e8 una bellissima opportunit\u00e0 progettuale, ma che per certi aspetti appare sprecata.<\/p><p>Ogni cambiamento pu\u00f2 generare sia il contento che lo scontento degli attori che lo vivono. Sicuramente e\u0300 complesso tenere in considerazione l\u2019opinione di tutti ed e\u0300 impossibile accontentare la totalit\u00e0\u0300 degli attori sociali coinvolti. La partecipazione prevista dal progetto sembra quindi solo parzialmente realizzata, a discapito di una narrazione che ha messo al centro concetti quali \u201ccondivisione\u201d, \u201cascolto reciproco\u201d, \u201ccontributo\u201d e \u201cconfronto\u201d.<\/p><p><em>Sentimenti e aspettative degli attori che abitano la piazza in merito al progetto LOC: il punto di vista degli edicolanti.<\/em><\/p><p>Guendalina Pozzi<br \/>Per indagare etnograficamente se coloro che vivono la piazza per diversi motivi &#8211; lavorativi, scolastici, ricreativi o logistici &#8211; siano a conoscenza del progetto LOC (Loreto Open Community), cosa ne pensino, quali siano le loro aspettative ed eventualmente il loro coinvolgimento nella co-costruzione della nuova Loreto, \u00e8 stato scelto un target specifico: gli edicolanti. Questa scelta \u00e8 stata influenzata dalla convinzione che, possedendo un\u2019attivit\u00e0 radicata nel territorio, innervata nella porzione di tessuto urbano e sociale su cui sorge, gli edicolanti possano comunicare informazioni, pareri, opinioni personali e condivise, utili a capire quanto e come i cambiamenti in atto stiano coinvolgendo (attivamente o passivamente) i cittadini. I punti di interesse individuati sono tre: un\u2019edicola nel sottopassaggio, una che si affaccia su piazza Loreto, e un\u2019altra situata in Viale Monza. Gli attori sociali coinvolti sono tutte persone adulte, intorno alla cinquantina, sia uomini che donne.<\/p><p>La prima questione che emerge \u00e8 che nessuno di loro sembra essere stato coinvolto in modo attivo nel processo di definizione del progetto. Cos\u00ec, ad esempio, Mario, il primo edicolante intervistato afferma:<\/p><p>\u00abCi \u00e8 arrivata una lettera con scritto cosa avrebbero fatto, quando lo avrebbero fatto e dove. Noi non abbiamo fatto proprio nulla\u00bb<\/p><p>Anche chi ha spontaneamente aderito a un\u2019iniziativa dell\u2019amministrazione, pensata appositamente per informare e coinvolgere residenti e attori locali in merito al progetto, ha lamentato la scarsa inclusivit\u00e0 dell\u2019incontro, la difficolt\u00e0 nell\u2019intervenire durante il suo svolgersi. Questa \u00e8 la percezione di Sara, altra edicolante, che cos\u00ec si \u00e8 espressa in merito:<\/p><p>\u00abNessuno poteva parlare o ascoltare, perch\u00e9 l\u2019architetto che avrebbe dovuto presentare il progetto parlava solo inglese e non si sono prese in considerazione richieste o aspettative. Nessuno ha sentito che le proprie critiche potessero realmente essere accolte\u00bb.<\/p><p>Nelle parole sue e di tutti coloro che sono stati interpellati, spiccano la profonda incertezza nella quale vedono fluttuare le proprie attivit\u00e0 e, quindi, le loro vite, dovuta all\u2019apparente e percepita carenza di informazioni, nonch\u00e9 l\u2019emergere continuo di emozioni contrastanti. Il quasi inesistente coinvolgimento di coloro che lavorano nei pressi della piazza, i quali saranno probabilmente tra i pi\u00f9 toccati dai cambiamenti in atto, ha infatti prodotto sentimenti molto radicati, che oscillano tra la rassegnazione \u2013 \u00abSar\u00e0 un disastro completo\u00bb \u2013 e la rabbia. La frustrazione di non sentirsi ascoltati, coinvolti, di non vedere accolte le proprie opinioni, porta alcuni interlocutori a definire il progetto come uno \u201cscempio\u201d. Il rifiuto del cambiamento in atto e di ci\u00f2 che quest\u2019ultimo potrebbe comportare \u00e8 evidente. La forza di tale rigetto si nutre dei molteplici dubbi riguardanti le questioni pratiche, logistiche, gestionali che interessano la piazza, timori dai quali gli interlocutori non sembrano in grado di disancorarsi; emerge a pi\u00f9 riprese il problema della sicurezza (soprattutto stradale, vista la presenza di piste ciclabili non protette, zone di sosta per carico\/scarico merci, ecc.) legato a quello della socialit\u00e0 (\u00abVorrei sapere chi porterebbe i propri figli a Loreto per farli giocare, o nel passeggino per una passeggiata\u00bb), della pulizia (\u00ab\u00c8 uno schifo, la mattina quando arrivo ci sono sempre i topi che se ne vanno in giro\u00bb), del traffico (\u00abSe sei qui e chiami un taxi per andare a Porta Venezia, chi guida ti dice di andare a piedi, perch\u00e9 i dieci minuti che dovresti percorrere diventerebbero quarantacinque. Come pensano di gestire il traffico? Se blocchi Loreto, blocchi mezza Milano\u00bb).<\/p><p>Una commistione di sentimenti, aspettative e preoccupazioni sembrano accomunare pi\u00f9 persone, soggetti che si percepiscono come costretti in una passivit\u00e0 quasi totale di fronte ai cambiamenti previsti per la riqualificazione urbana &#8211; e sociale &#8211; di Piazzale Loreto, il cui volto, molto probabilmente, cambier\u00e0 nel breve o medio periodo.<\/p><p>Ci\u00f2 che emerge \u00e8 che le persone interpellate abbiano riversato nelle interviste tutta quell\u2019impossibilit\u00e0 percepita di far sentire la propria voce, come se questo fosse l\u2019unico spazio d\u2019azione concesso loro. Sorgono allora molteplici domande: le opportunit\u00e0 di partecipazione non ci sono state o non sono state adeguatamente comunicate? In questo caso, perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 avvenuto? In quale misura \u00e8 effettivamente possibile accogliere le richieste avanzate dai cittadini in merito a un progetto di questa tipologia e portata? Cosa celano le preoccupazioni espresse dai cittadini in merito al progetto? Stanno resistendo a un cambiamento, oppure, nel tentativo di resistervi, contribuiscono alla sua realizzazione? E se vogliono resistervi, come lo fanno e perch\u00e9?<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partecipazione 1\/2 Il seguente testo riassume i risultati di un\u2019attivit\u00e0 laboratoriale condotta con un gruppo di studenti e studentesse del corso di Culture e Societ\u00e0 dell\u2019Europa (prof. Paolo Grassi, A.A. 2023-2024) della Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche dell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca. 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