{"id":3411,"date":"2024-07-12T19:39:12","date_gmt":"2024-07-12T19:39:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/?page_id=3411"},"modified":"2024-09-23T19:10:23","modified_gmt":"2024-09-23T19:10:23","slug":"omg-mliano-dialogo-con-il-laboratorio-politico-off-topic","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/?page_id=3411","title":{"rendered":"OMG! Mliano &#8211; Dialogo con il laboratorio politico Off Topic"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"3411\" class=\"elementor elementor-3411\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-31c7aa9 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"31c7aa9\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8ed3b4d elementor-widget__width-initial elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8ed3b4d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span style=\"color: #ebb688;\"><em>09.06.2023 <\/em><\/span>| <strong>Dialogo con il laboratorio politico Off Topic<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8bc514c e-grid e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"8bc514c\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b3ebc06 e-flex e-con-boxed e-con e-child\" data-id=\"b3ebc06\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0b8f6e6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0b8f6e6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>A cura di Alice Alessandri e Rossella Ferro<br \/>Con Gianluca e Luca del Laboratorio<br \/>19 aprile 2023, Piano Terra (sede di Off Topic in via Confalonieri a Milano)<\/p><p>Parte I \u2013 Il soggetto\u00a0<\/p><p><em>Intervistatrice: Puoi descrivere brevemente il Laboratorio Politico Off Topic?<\/em><br \/>Gianluca: Il laboratorio Off Topic nasce dieci anni fa, inizialmente come collettivo quasi tradizionale, per portare avanti una piattaforma che avesse come punti cardine quello delle questioni ambientali, da un lato, e delle questioni sociali, dall\u2019altro. Nel 2011 era iniziato il lungo cammino che poi ci ha portati ad Expo: c\u2019era gi\u00e0 il comitato No Expo e, fino al 2015, il tema portante \u00e8 stato il mega evento e le questioni a esso relative, ovvero la citt\u00e0 in cui si insinua un modello di sviluppo collegato a fenomeni estemporanei ma di forte impatto a lungo termine. Nel 2013 Milano aveva gi\u00e0 assunto le dinamiche di sviluppo che adesso sono note, ma che fino a qualche anno prima erano molto differenti. Il primo lavoro del collettivo Off Topic \u00e8 stato ridefinire i nuovi caratteri delle trasformazioni urbane, che vedevano attori differenti rispetto al passato che ne curavano la direzione a livello finanziario e politico. Dopo vent\u2019anni di centrodestra, nel 2011, si insedi\u00f2 una giunta comunale di centrosinistra che promosse una guida della citt\u00e0 che poteva somigliare, soprattutto per come si presentava, a quella precedente ma che in realt\u00e0 aveva anche dei punti di divergenza. Le questioni collegate alla partecipazione della giunta Pisapia sono state uno degli argomenti dei primi anni, in relazione anche alla questione degli spazi sociali, dei bandi, dei \u201cvuoti\u201d. A partire da questi assi di ragionamento, e dal tema di Expo, si \u00e8 aperta una riflessione sugli eventi in genere: l\u2019attrazione e la forza che riescono a mettere in campo nella citt\u00e0, con energie che la trasformano e che determinano anche effetti collaterali, principalmente in termini di precarizzazione e turistificazione. Per turistificazione intendiamo il tema del proliferare dell\u2019affitto breve, con un effetto sul costo delle abitazioni al metro quadro. Dopo il 2015, il collettivo decide di darsi una veste ancora pi\u00f9 laboratoriale, cercando di mobilitare e allo stesso tempo di produrre prodotti editoriali \u201cseducenti\u201d ma che riescano a fornire una sintesi politica approfondita [Ndr: Gianluca ci mostra una copia di Pieghevole]. Negli ultimi due anni e mezzo, il laboratorio si \u00e8 allargato anche ad altri soggetti (ricercatori, sindacati, inquilini, altri collettivi, comitati per la casa), con l\u2019obiettivo quello di mettere su mappa quanto si diceva inizialmente:\u00a0 Milano, luogo della trasformazione, in cui agiscono nuovi attori a cui dare una definizione, tra cui emergono soggetti come Coima, Covivio e Hines \u2013 che hanno un potere di attrattivit\u00e0 nei confronti dell\u2019amministrazione molto importante perch\u00e9 possono ridisegnare interi quartieri in cambio di oneri di urbanizzazione molto bassi \u2013 e gli effetti collaterali di queste nuove dinamiche.<\/p><p><em>Intervistatrice: Perch\u00e9 vi siete ritrovati a lavorare cos\u00ec frequentemente sulla zona dell\u2019Ovest milanese? Come i cittadini di quella fetta di citt\u00e0 vivono l\u2019esposizione ai diversi grandi progetti di trasformazione urbana?<\/em><br \/>Gianluca: Un po\u2019 \u00e8 stato il caso, perch\u00e9 alcuni compagni abitano in zona e hanno fatto attivit\u00e0 in passato, in particolare rispetto ai parchi urbani che poi si sono consolidati negli anni \u201980. Il Parco Pertini era stata una delle vertenze pi\u00f9 partecipate, animata dai pi\u00f9 \u201cvecchi\u201d che per la prima volta portavano la questione ambientale in ambiente urbano. In generale, l\u2019ovest e, in particolare, i Municipi 7 e 8 sono le zone di Milano con la maggior percentuale di verde. Oggi qualsiasi tipo di attore che partecipi alle trasformazioni urbane si rende conto che, a differenza della logica del passato, tutti i nuovi insediamenti realizzano una parte del valore immobiliare in base ai parchi e agli spazi urbani che offrono nell\u2019intorno. Nella citt\u00e0 di Milano questo \u00e8 pi\u00f9 evidente che altrove, anche per via del fatto che Milano era effettivamente una citt\u00e0 industriale e pertanto ha grandi spazi in abbandono dal manifatturiero e, di conseguenza, in tali contesti c\u2019\u00e8 il bisogno di inserire qualcos\u2019altro. Gi\u00e0 prima di Expo, si era ragionato sul percorso delle Vie d\u2019Acqua che, nell\u2019idea dell\u2019amministrazione e dei progettisti dovevano arrivare da Expo alla Darsena attraversando i parchi urbani dell\u2019ovest, che sono aree verdi molto importanti riconosciute da chi abita in zona. Sulle Vie d\u2019Acqua si fece una campagna di informazione e mobilitazione che port\u00f2 all\u2019annullamento dell\u2019opera. Questo \u00e8 stato il primo passo del collettivo nel territorio dell\u2019ovest, ridefinito proprio in quella sede \u201cFar West\u201d. Da l\u00ec, dopo la fine di Expo, \u00e8 continuata l\u2019onda lunga della nostra ricerca su quel tipo di sviluppo e sono emerse altre questioni, tra cui la Piazza d\u2019Armi e le Scuderie del Trotto, davanti allo stadio di San Siro. Su entrambe le vertenze abbiamo cercato di fare rete con le associazioni locali, prevalentemente ambientaliste, che hanno dato forza e radicamento. In questo contesto, abbiamo iniziato a ragionare sul quartiere San Siro come uno dei due quartieri su cui la mappatura si vuole concentrare. San Siro \u00e8 periferia, ma in realt\u00e0 \u00e8 anche centro a tutti gli effetti, anche prima di City Life, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 in zona una densit\u00e0 di mezzi pubblici importante, un valore del mattone, in alcuni punti, simile a quello centrale e una serie di servizi che in qualsiasi citt\u00e0 sono riferibili a una zona centrale. La zona di San Siro \u00e8 un centro, ma allo stesso tempo al suo interno ha delle zone che sono ovviamente periferiche, nel senso pi\u00f9 sociale del termine. Ci sono delle mappe su cui abbiamo provato a fare delle analisi e che mostrano nel raggio di 200 metri si pagano anche 2000 \/ 2.500\u20ac di differenza al metro quadro. Proprio per questo, tutto quello che adesso vale di meno molto facilmente pu\u00f2 vedere impennare il suo valore e quindi pu\u00f2 essere un facile investimento da parte di chi ne vuole approfittare.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e7efa6b e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"e7efa6b\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ebc3cc0 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"ebc3cc0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"799\" height=\"599\" src=\"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Off-Topic.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-3246\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Off-Topic.jpg 799w, https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Off-Topic-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.curalab.polimi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Off-Topic-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 799px) 85vw, 799px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3872946 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3872946\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><em>Intervistatrice: Voi tracciate un legame tra il progetto del nuovo stadio e altre grandi trasformazioni urbane, con particolare riferimento al tema degli ex scali ferroviari. Cos\u2019\u00e8 che mettete in relazione, cosa vi spinge a tracciare un fil rouge fra queste proposte di trasformazioni?<\/em><br \/>Gianluca: Noi non pensiamo che ci sia un disegno da parte di alcuni, volto a imporre, attraverso una pianificazione cos\u00ec ragionata, un nuovo modello di citt\u00e0. Noi pensiamo che sia il mercato che pu\u00f2 portare facilmente a questo tipo di orizzonte. Il Piano di Governo del Territorio, rispetto al Piano Regolatore, \u00e8 uno strumento di pianificazione che pianifica molto poco e che lascia molto spazio agli attori immobiliari, permette il mercato dei diritti edificatori e che fa s\u00ec che non sia cos\u00ec semplice ragionare su una pianificazione organica e organizzata. Di sicuro, se alcuni grandi progetti prendono piede e vengono realizzati, c\u2019\u00e8 un effetto domino su tutte le zone limitrofe, soprattutto nel caso in cui commercialmente l\u2019operazione funziona. Per questo insieme a San Siro stiamo mappando il Corvetto, che presenta una questione simile legata allo Scalo Romana e pi\u00f9 in generale alla trasformazione degli ex scali ferroviari, grosse aree non edificate alcune delle quali hanno una posizione ormai centrale e su cui gli appetiti della finanza e degli immobiliari da tempo si sono espressi. Appetiti che allo Scalo Romana significano il villaggio olimpico e tutta l\u2019edificazione che adesso \u00e8 in corso attraverso il progetto di Symbiosis di Covivio, circondando e assediando la parte di quartiere popolare. Vediamo un problema molto simile intorno al quartiere popolare di San Siro con il progetto del nuovo stadio. Per come ragiona il mercato, nella probabilit\u00e0 che ci sia una nuova realizzazione in un luogo, \u00e8 un dato di fatto che le aree limitrofe si valorizzino: c\u2019\u00e8 un\u2019attrattivit\u00e0 e, nel momento in cui in citt\u00e0 sono insediati dei soggetti finanziariamente molto potenti, questa pu\u00f2 diventare facilmente un qualcosa di reale. Dieci anni fa, quando siamo arrivati qui [Ndr: La sede di Off Topic \u00e8 Piano Terra, in via Confalonieri], in Isola c\u2019era un tipo di abitante differente: le abitazioni in quartiere sono col tempo aumentate di costo e chi abitava qui ha pensato bene di vendere a un prezzo alto e di andare ad abitare in Farini, in Maciachini, in Dergano, comprando una casa pi\u00f9 grande. Alcuni processi derivano non tanto dalla pianificazione, quanto dal mercato che permette questo tipo di sviluppo. L\u2019altro tema \u00e8 quello del pubblico, del soggetto che dovrebbe curare la pianificazione. Un po\u2019 \u00e8 per via dello strumento di pianificazione oggi esistente che pianifica molto poco, un po\u2019 anche per una questione di volont\u00e0. E un po\u2019 \u00e8 perch\u00e9, se da una parte c\u2019\u00e8 chi vuole costruire e ha degli scopi e uno spirito ben precisi, dall\u2019altra la controparte oggi \u00e8 carente di mordente, di rappresentativit\u00e0. Nel nostro ragionamento, non ci sembra che in Consiglio Comunale o negli ambiti istituzionali ci siano soggetti in grado oggi di rappresentare le istanze di chi vive nei quartieri e di chi viene investito da questi grandi progetti. L\u2019auspicio per\u00f2 non \u00e8 quello della rappresentanza, ma \u00e8 quello dell\u2019attivazione sociale, dell\u2019attivazione dei soggetti che sono sul posto, che possiedono le conoscenze e il vissuto che, maggiormente rispetto a quello che \u00e8 stato fatto negli ultimi anni, devono essere parte della pianificazione, una pianificazione che non deve semplicemente inseguire quali sono i bisogni dei grandi soggetti di Coima, di Covivio, non deve seguire il ciclo della valorizzazione, ma deve creare dei quartieri che siano vivibili, nati dalla collaborazione e non da spinte che vengono dall\u2019esterno della citt\u00e0.<\/p><p>Parte II \u2013 Il progetto del nuovo stadio San Siro<\/p><p><em>Intervistatrice: Quali sono le principali ragioni che identificate come problematiche? Cosa vi ha spinto a mobilitarvi contro la proposta del nuovo stadio?<\/em><br \/>Gianluca: Rispetto ai tanti progetti che sono stati presentati su Milano, quello del nuovo stadio ha creato malumori e conflitti sin dall\u2019inizio, anche nell\u2019ambito delle istituzioni e delle rappresentanze, perch\u00e9 \u00e8 un progetto che solleva una serie di problemi che non sono certo sottovalutabili. C\u2019\u00e8 l\u2019ambito pi\u00f9 simbolico dello stadio di San Siro, che va a toccare gli umori di chi vive in maniera nostalgica la citt\u00e0 e ci vede un elemento della tradizione cittadina. Quello non \u00e8 il nostro piano, per\u00f2 \u00e8 qualcosa con cui fare i conti, ed effettivamente \u00e8 una delle una delle ragioni per cui i comitati si stanno muovendo. Un altro aspetto \u00e8 relativo al progetto che \u00e8 stato presentato inizialmente, un progetto che va a cementificare una grossa parte di un territorio che invece era abbondantemente a verde. Lo stadio di San Siro, poi, \u00e8 un edificio di propriet\u00e0 pubblica, parte della citt\u00e0 pubblica, su cui non ci sono solo dei costi di manutenzione, ma anche dei profitti. Con questi profitti, il Comune di Milano riesce a finanziare una buona parte dell\u2019impianto sportivo che ha con Milanosport e i suoi diversi centri. A Milano si fa sport a prezzi contenuti grazie alla partecipata del Comune che a febbraio 2023 ha alzato di 1\u20ac i biglietti, ma che comunque continua a consentire di fare sport a un prezzo accessibile. Non \u00e8 un dato naturale, non \u00e8 detto che sia sempre cos\u00ec. Poi, nella privatizzazione dello stadio in questo caso c\u2019\u00e8 anche un abbattimento, che apre ad una questione ambientale, un raddoppio del problema. Per\u00f2 il ragionamento sulla svendita della citt\u00e0 pubblica su San Siro \u00e8 tutto da farsi ed \u00e8 uno dei motivi che ci spinge a pensare che sia una lotta da portare avanti. Su San Siro ci sono almeno due o tre comitati, fra cui quello referendario, con cui ci sono un importante numero di punti in comune. Noi non crediamo che si possa arrivare ad una soluzione soddisfacente attraverso lo sbocco referendario. Il dibattito sullo stadio c\u2019\u00e8 stato, molto di pi\u00f9 che su altri progetti di trasformazione urbana, per\u00f2 probabilmente non \u00e8 ancora sufficiente e deve comunque essere ampliato e soprattutto amplificato fuori da San Siro, dove c\u2019\u00e8 un minor livello di consapevolezza.<br \/><em>Intervistatrice: Dopo la conclusione del dibattito pubblico e le nuove richieste avanzate dal Comune si sono succedute dichiarazioni e proposte, tra cui la proposta dell\u2019area de La Maura del Milan che ha tenuto banco per un po\u2019 di tempo. Adesso sembra che la proposta sul tavolo resti quella dell\u2019abbattimento e ricostruzione di San Siro. Rispetto a queste proposte alternative di cui si \u00e8 sentito parlare cosa ne pensate?<\/em><br \/>Gianluca: Dopo che si \u00e8 infossato il dibattito su San Siro, rimbalzavano voci a proposito nuove evoluzioni che portavano un nuovo stadio da una parte all\u2019altra della citt\u00e0. Questi non sono dei piani B, ma sono dei metodi che le societ\u00e0 di Inter e Milan stanno utilizzando per forzare il Comune su San Siro. Il valore immobiliare di un\u2019operazione su San Siro non \u00e8 comparabile ad un\u2019operazione a La Maura, a Sesto o a San Donato. Il brand San Siro funziona se esiste quantomeno una prossimit\u00e0. E se, come \u00e8 dai progetti, si vuole fare una cittadella commerciale di fianco pi\u00f9 che lo stadio, non \u00e8 detto che altrove renda lo stesso valore. Su La Maura c\u2019\u00e8 stata da subito un\u2019importante presa di posizione da una parte della citt\u00e0 che conosce bene la zona e la vuole salvaguardare, con un forte protagonismo del consigliere Enrico Fedrighini, che in zona mira ancora a rappresentare i cittadini a livello delle assemblee. Comunque, \u00e8 rilevante il fatto che in pochi giorni ci sia stata tutta quella opposizione: questo ci porta a pensare che in quel territorio la tutela del verde sia un tema progressivo e che porta gli abitanti ad attivarsi. \u00c8 chiaro che ci sono delle lotte che si devono fare, anche se non possono avere degli sbocchi positivi. Per\u00f2 ce ne sono altre che, a maggior ragione, visto che c\u2019\u00e8 quel livello di reazione, occorre portare avanti. C\u2019\u00e8 poi l\u2019ipotesi della ristrutturazione dello stadio, non tenuta in considerazione nel dibattito pubblico, che sembra a noi \u2013 che non siamo architetti o urbanisti \u2013 un qualcosa di fattibile, che non porterebbe sconvolgimenti a livello ambientale e che conserverebbe l\u2019aura dello stadio di San Siro. Ma purtroppo secondo noi le due societ\u00e0 di Inter e Milan hanno delle propriet\u00e0 che sono molto pi\u00f9 attente alla realizzazione del nuovo stadio finalizzata alla creazione di patrimonio e di ricchezza piuttosto che all\u2019attivit\u00e0 sportiva. Questa non \u00e8 una peculiarit\u00e0 di Milano, \u00e8 una tendenza a livello mondiale con cui per\u00f2 bisogna fare i conti a livello locale.<br \/><em>Intervistatrice: Pi\u00f9 nello specifico quali sono le vostre istanze? Avete avanzato delle richieste e\/o avete in mente uno scenario alternativo che secondo voi il Comune dovrebbe perseguire?<\/em><br \/>Gianluca: Purtroppo il tema \u00e8 molto complesso. Le societ\u00e0 di calcio sono di propriet\u00e0 di due soggetti privati e un nuovo stadio deve per forza nascere dall\u2019accordo fra il soggetto pubblico e i due soggetti privati. Il Comune potrebbe anche mantenere pubblico lo stadio cos\u00ec com\u2019\u00e8, con la ristrutturazione. Nelle nostre idee ci piacerebbe che San Siro rimanesse pubblico, accessibile. Oggi non \u00e8 esattamente accessibile, nonostante sia pubblico: i prezzi dei biglietti, sia per i concerti che anche per le partite, non sono proprio alla portata di tutti. Per\u00f2 il Comune pu\u00f2 potenzialmente \u2013 sebbene non lo faccia \u2013 fare da calmiere, da moderatore rispetto a una tendenza sul prezzo dei biglietti. San Siro deve rimanere pubblico perch\u00e9 sono delle entrate, perch\u00e9 \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 che non va in perdita, ma incassa. Tutti questi nuovi progetti, al netto degli oneri di urbanizzazione molto bassi, impongono poi all\u2019ente pubblico, a latere, delle modifiche infrastrutturali e viarie che non rientrano nel progetto ma rappresentano ulteriori costi. Quindi, mantenere San Siro pubblico significa non stravolgere tutta la zona, che al contrario comporta una spesa economica, sociale e ambientale. Pu\u00f2 sembrare un po\u2019 conservativa \u2013 e lo \u00e8 \u2013 questo tipo di posizione, per\u00f2 non ci vengono in mente modi per riuscire a portare nei quartieri delle operazioni immobiliari che riescano ad essere attente alle questioni sociali e ambientali, che non siano di piccoli passi. L\u2019inondare le zone di soldi, di progetti, di cemento e di novit\u00e0 per gli abitanti difficilmente potrebbe essere sostenibile: anche gli abitanti della parte bene di San Siro non sono favorevoli a quel tipo di progetto, perch\u00e9 sono arrivati in zona nell\u2019idea di un quartiere centrale ma tranquillo. Non c\u2019\u00e8 un\u2019ipotesi di nuovo stadio che sia un\u2019ipotesi soft, che abbia un impatto ragionevole, che permetta alla pianificazione di ragionare con gli abitanti, non di andare da loro e di dire \u201cdobbiamo fare queste cose\u201d. Qui, per\u00f2, ci si rende conto che esiste un trade-off fra i bisogni della citt\u00e0 e i bisogni della finanza. La finanza non pu\u00f2 ragionare nei tempi che a noi piacerebbero e noi non possiamo ragionare nei tempi invece utili agli sviluppatori. Certo, alcune trasformazioni sono necessarie, perch\u00e9 ci sono delle aree che sono effettivamente abbandonate, come nel caso delle Scuderie del Trotto. Su di esse avevamo cercato di stimolare un processo partecipativo che immaginava nell\u2019area dei servizi e delle soluzioni utili e leggere, ad uso e consumo del quartiere, e non ad uso e consumo di Hines o di chi vuole fare un investimento.<br \/><em>Intervistatrice: Qual \u00e8 la vostra idea di citt\u00e0 a questo punto? Se e come confligge con l\u2019idea di citt\u00e0 che sta dietro un progetto come quello dello stadio?<\/em><br \/>Luca: Sicuramente immaginiamo una citt\u00e0 molto ricca di spazi, con una gestione ed erogazione dei servizi pubblici non per forza fatto dal pubblico, ma anche realizzato in maniera autogestita, volontaristica, del basso, mutualistica, per tutti. Una citt\u00e0 dove, al centro dello scambio, della relazione, di qualsiasi sia il motivo per cui si vive la citt\u00e0, non ci sia necessariamente una logica di profitto. Vale anche per l\u2019abitare, perch\u00e9 una citt\u00e0 pi\u00f9 pubblica vuol dire innanzitutto che la casa \u00e8 un bene pubblico, a prescindere da chi ne sia il proprietario, perch\u00e9 l\u2019abitare \u00e8 un diritto. Se l\u2019abitare si concretizza nella casa, allora la casa deve rispondere ad un concetto pubblico di bene e quindi chi non pu\u00f2 accedere alla casa in altri modi deve necessariamente ricevere una risposta pubblica popolare, non appaltata al privato. L\u2019edilizia convenzionata deve essere veramente tale, non deve essere un modo per mascherare interventi privati calmierati con fantomatici benefici che poi sono 4 o 5 appartamenti lasciati a 600\/700\u20ac al mese di affitto! Deve richiamarsi al concetto dell\u2019edilizia cooperativistica e mutualistica, per permettere anche a cooperative costituitesi dal basso \u2013 e non solamente ai grandi conglomerati immobiliari finanziari \u2013 di condividere la realizzazione e la costruzione di case che poi restano una propriet\u00e0 indivisa. La propriet\u00e0 indivisa non genera consumo di suolo, rompe il meccanismo della procreazione finanziaria legata alla rendita immobiliare che c\u2019\u00e8 dietro allo sviluppo che sta vivendo oggi la citt\u00e0, dove tutto ci\u00f2 che ha a che fare con l\u2019abitare \u2013 che sia il lusso, lo studentato, il commerciale inteso come sedi di uffici, ma anche uffici pubblici \u2013 e la risposta ai bisogni di chi non pu\u00f2 permettersi una casa a 3.000 \/ 6.000\u20ac al metro quadro sono lasciati al privato con l\u2019housing sociale, che ha criteri di accesso che non sono quelli della casa popolare e pubblica. La nostra \u00e8 un\u2019idea di citt\u00e0 dove lo spazio pubblico permetterebbe anche una mobilit\u00e0 veramente dolce, sostenibile, lenta, e una citt\u00e0 dove il trasporto pubblico \u00e8 gratuito.<br \/>Gianluca: Da qui la necessit\u00e0 di opporsi a questo tipo di grandi progetti sui quartieri, perch\u00e9 tutta questa citt\u00e0 desiderata nei masterplan non compare, se non in maniera molto limitata. C\u2019\u00e8 sempre una componente di business sociale su nuovi progetti \u2013 al di l\u00e0 del progetto del nuovo stadio di San Siro che sull\u2019abitativo non introduce nulla \u2013 ma ovunque c\u2019\u00e8 una porzione di housing sociale che viene usata per ottenere lo scomputo degli oneri di urbanizzazione. Non incide assolutamente sul mercato immobiliare e non offre una soluzione a chi ne ha bisogno. Perci\u00f2 dal 2011 ogni volta che vengono presentati questi progetti li vediamo di cattivo occhio, perch\u00e9 sono il sintomo di una tendenza che porta la citt\u00e0 altrove.<\/p><p>Parte III \u2013 Partecipazione e conflitto<\/p><p><em>Intervistatrice: Volevamo analizzare con voi il tema della partecipazione e del conflitto. C\u2019\u00e8 stata partecipazione e si \u00e8 prodotto conflitto intorno alla vicenda dello stadio, secondo voi?<\/em><br \/>Gianluca: Dal punto di vista della partecipazione, si pone il tema dello strumento del dibattito pubblico. La traduzione italiana del dibattito pubblico \u00e8 molto particolare. Siamo intervenuti solo dall\u2019esterno nell\u2019appuntamento sulla sostenibilit\u00e0 ambientale, perch\u00e9 l\u2019intero impianto del dibattito pubblico ci \u00e8 piaciuto poco. Era sostanzialmente un dibattito per individuare possibili compensazioni su un intervento che comunque era da fare. Non era un dibattito che concedeva la possibilit\u00e0 di rimettere in discussione il progetto presentato dalle squadre e quindi di non farlo. Nella versione francese del dibattito pubblico \u2013 che pure non funziona tantissimo ed \u00e8 molto criticato \u2013 sugli ultimi 100 dibattiti pubblici, in 6 casi il progetto \u00e8 stato respinto, in una sessantina di casi ci sono state modifiche, in una trentina di casi il progetto \u00e8 andato avanti cos\u00ec come \u00e8 stato presentato. Quindi un minimo di impatto l\u2019ha avuto. Per come \u00e8 stato strutturato qui, invece, ci \u00e8 sembrata pi\u00f9 una serie di appuntamenti per illustrare il progetto e convincere i partecipanti della sua bont\u00e0. Per questo abbiamo girato un po\u2019 alla larga dal dibattito. Dopodich\u00e9, gi\u00e0 il fatto che ci sia stato \u00e8 un segno che anche la testa dell\u2019amministrazione comunale non sia molto convinta del progetto. Di conseguenza ha dovuto cercare uno strumento per legittimarlo. Questa legittimazione non \u00e8 avvenuta, probabilmente pi\u00f9 per un livello quantitativo di partecipazione o forse per come \u00e8 stato promosso. A latere, si \u00e8 svolto un altro dibattito pubblico sui giornali sportivi in cui prendevano parola le societ\u00e0 e il Comune. Questo non ha fatto bene al dibattito pubblico, il progetto ne \u00e8 uscito indebolito, probabilmente anche per via di problemi che sono collegati alla situazione finanziaria delle due societ\u00e0, che \u00e8 un tema che non ci tange direttamente.<br \/>Luca: Sul tema della conflittualit\u00e0, i quartieri dell\u2019ovest, vuoi per la loro tradizione storica, vuoi per la loro connotazione di periferia popolare, hanno sviluppato gi\u00e0 negli anni \u201870 forti conflittualit\u00e0, prima per avere servizi e per essere collegati alla citt\u00e0 con una mobilit\u00e0 efficace, e poi per avere realizzate quelle compensazioni \u2013 le Leggi Parchi \u2013 che erano il contrappeso alla forte urbanizzazione che quelle zone avevano avuto negli anni \u201960 \/ \u201870. Dalla fine degli anni \u201880 in poi le lotte in zona hanno avuto al centro proprio il voler preservare la fortuna e la particolarit\u00e0 di avere un territorio urbano con delle forti caratteristiche di verde storico, profondo, con alberature e sistemi boschivi endemici, con vaste zone ancora agricole, con cascine, ma anche con parchi \u2013 delle Cave, di Trenno, del Monte Stella \u2013 che sono frutto invece del recupero urbanistico della citt\u00e0 dei boschi. Ovviamente, difendere questo vuol dire difendere la qualit\u00e0 della vita di quelle zone, ma anche il 30% del patrimonio verde della citt\u00e0. Per cui, si \u00e8 sviluppata negli anni una forte conflittualit\u00e0 quando ci sono stati a vario titolo, dagli anni \u201890 in poi, piccoli e medio-grandi progetti o minacce \u2013 l\u2019ultimo appunto \u00e8 l\u2019idea dello stadio a La Maura \u2013 che potessero alterare quelle caratteristiche. Non appena \u00e8 uscita la proposta de La Maura, c\u2019\u00e8 stata la capacit\u00e0 dei quartieri intorno di produrre assemblee partecipate, presidi, cortei. C\u2019\u00e8 un\u2019attenzione alta rispetto a questi temi, esemplare \u00e8 la vicenda del bosco di via Falck, una vicenda pi\u00f9 piccola che riguarda una speculazione su un\u2019area che oggi \u00e8 un bosco. In poche settimane si \u00e8 creato il comitato e si sono fatte assemblee pi\u00f9 che partecipate, con centinaia di persone, ma soprattutto si \u00e8 fermata la macchina amministrativa che stava andando avanti. A quasi un anno da queste prime mobilitazioni, tutto \u00e8 stato bloccato. \u00c8 chiaro che \u00e8 una situazione sospesa, si pu\u00f2 vincere e si pu\u00f2 perdere, per\u00f2 intanto quel progetto \u00e8 fermo. Nell\u2019ovest ogni tanto si vince. E quindi la speranza, anche rispetto alla vicenda del quartiere San Siro, che \u00e8 l\u2019altra vittima potenziale oltre alle aree verdi, \u00e8 di poter creare un fronte forte di lotta che dica questo \u00e8 patrimonio pubblico, che queste case devono rimanere pubbliche, vanno ristrutturate, vanno messe in condizione di rendere degna la vita di chi ci vive e non date in pasto all\u2019immobiliare di turno, che fa l\u2019accordo con Cassa Depositi e Prestiti, e le trasforma da case popolari a case a 600 \/ 800\u20ac al mese di affitto, come se fossero case del libero mercato.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>09.06.2023 | Dialogo con il laboratorio politico Off Topic A cura di Alice Alessandri e Rossella FerroCon Gianluca e Luca del Laboratorio19 aprile 2023, Piano Terra (sede di Off Topic in via Confalonieri a Milano) Parte I \u2013 Il soggetto\u00a0 Intervistatrice: Puoi descrivere brevemente il Laboratorio Politico Off Topic?Gianluca: Il laboratorio Off Topic nasce dieci &hellip; <a href=\"https:\/\/www.curalab.polimi.it\/?page_id=3411\" class=\"more-link\">Continue reading<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;OMG! 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